Il soggiorno

Ti avevo proposto di vederci in quell’appartamento che affittavo giornalmente. Potevi essere tranquillamente un’ospite fra tanti e nessuno poteva sospettare qualcosa sul nostro piano.

Ti avevo mandato le istruzioni per il check-in come normalmente avveniva per ogni prenotazione:

– Puoi ritirare le chiavi in via Enrico del Pozzo al Bar Marconi dal proprietario Lorenzo, ti offrirà un caffè e ti consegnerà il pacchetto con dentro le istruzioni; seguile diligentemente. –

All’interno del pacchetto nero le istruzioni non erano tuttavia quelle abituali; non spiegavano di certo le regole dell’appartamento, erano riformulate su misura rispetto al nostro incontro e soprattutto erano reinventate con attenzione a te.

Il Bar Marconi sapeva di tabacco e spezie. Al posto del caffè avevi preso del tè nero.

Lorenzo dall’altra parte del bancone ti aveva domandato qualcosa con la sua solita curiosità e forse anche incalzando dell’interesse verso una donna che veniva a soggiornare sola. La cosa ti aveva alquanto infastidita e glissavi risposte per tagliar corto, cercando di non dare allusioni a proseguire. Tu non eri lì per nessuno se non per me.

– Ringrazi il proprietario per il tè di benvenuto, ci terrei che lo venga a sapere –

Lo dicevi trattenendo l’ironia dentro di te, un’ironia in quel momento affine solo ad un pensiero occultato che custodivi in te molto scrupolosamente.

Avevi salutato Lorenzo incamminandoti così verso il civico dell’alloggio.

Nel pacchetto appena aperto erano presenti due chiavi: una verde del portone condominiale, l’altra blu per la porta dell’appartamento a destra del secondo piano.

Appena entrata prendevi un momento l’orientamento ricollegando immagini ed oggetti che avevi visto in foto con gli spazi circostanti che ora sfioravi; le mie fotografie, i libri, i quadri, tutto un po’ sapeva di me.

Lasciavi la tua borsa e il tuo paltò sulla poltrona per avvicinarti al tavolo e svuotare il pacchetto frettolosamente e mettere mani alle istruzioni ancora da leggere.

I quattro lati del fogliettino si aprivano con fretta curiosità tra le tue mani.

“Apri l’armadio in camera e troverai una sola cosa: una mia camicia.
Vorrei che tu la indossassi e per il resto lascio fare a te…
Chiuditi a chiave. Togli le chiavi dalla serratura, io entrerò con le mie.
Non aprire le imposte, lascia tutto chiuso come hai trovato.
Aspettami comoda in camera da letto; arrivo alle 16.00 in punto.”

Leggevi quelle parole dapprima un po’ titubante e subito dopo con un senso di eccitazione e strana remissività. Ti trovavi in una situazione nuova. Mai avevi pensato a come ti potesse accendere l’idea di darti delle istruzioni da seguire con dedizione.

Nel momento che aprivi l’armadio e ti ritrovarti davanti la mia camicia appesa, hai iniziato a riflettere se dovevi farlo oppure no. A te piaceva portare sulla pelle le mie camicie; me lo avevi svelato più di una volta e più di una volta lo raccontavi come una tua particolare fantasia e allora perché privartene in un momento come quello dove tutto era possibile?

Non hai esitato ulteriormente.

Hai iniziato con condiscendenza a sbottonare il tuo vestito intero per ritrovarti indosso solo il mio cotone che cadeva come una sottana sopra i tuoi slip. Hai ricalzato le scarpe Décolleté con disciplina per farti trovare ancora più accattivante e in po’ semplicemente perché ti infastidiva sentire il freddo pavimento sotto piedi.

Davi l’ultimo sguardo all’orologio da muro che segnava ormai le 15.50.

Ti sedevi paziente ed impaziente ad attendermi.

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