Bar Dolce Tentazione

Gli attimi che precedono il nostro incontro sono emozionanti.

Si unisce il senso di liberazione all’eccitazione nel susseguirsi di attimi di timore.

Le domande infatti sono tante: cosa accadrà? Le piacerò?

E non penso al: – mi piacerai? – le incertezze difatti si fermano rispetto a ciò che tu possa scoprire nello stacco tra le conversazioni scritte e trovarmi davanti ai tuoi occhi.

– ti aspettavo diverso – ma sei davvero tu? –

Il timore si muove attraverso quanto non conosciuto e che probabilmente nessuno dei due ha mai vissuto; è una situazione decisamente nuova per entrambi.

Mentre guido mi esamino al retrovisore, distraendomi anche dalla strada.

Ho un po’ di occhiaie, non ho mai capito se sto meglio con gli occhiali o senza. Sono invecchiato, penso, non ho più trent’anni, si vede l’espressione del tempo sulla pelle del viso. Le paure aumentano e le distolgo nel gesto di riposizionare lo specchietto nel suo verso e premendo l’acceleratore sulla guida.

Il bar scelto è molto vicino, sono in ritardo e dovrei probabilmente già trovarti seduta in terrazza.

Ti riconoscerò? Mi riconoscerai?

– Sono arrivata, ti aspetto. – un tuo messaggio mi avvisa della tua attesa.

Parcheggio, chiudo l’auto, fa caldo ormai per la giacca, ma mi dà un tono e la tengo su.

Salgo gli ultimi gradini e sono finalmente ad un passo da te.

Ti riconosco, difronte, ma tieni in mano un menù con la pubblicità del “cuore di panna” sul retro, che copre completamente il tuo viso. Scorgo i tuoi capelli mossi e inconfondibili. Manca poco e i miei occhi potranno vedere finalmente i tuoi.

Mi fermo un attimo rispetto a questo momento di vantaggio. Non ti sei accorta della mia presenza e ne approfitto per guardarti e osservare i tuoi movimenti, tra il bagliore del mattino che attraversa gli alberi sopra di noi e che accentua i tuoi riflessi.

Dici sempre di non indossare la gonna, ma per me l’hai messa. Un piccolo dettaglio che mi compiace del gesto e del tuo modo di essere – con me – più libera e più te stessa.

Sei sensuale, di una sensualità naturale, spontanea, non artefatta. Ma so di essere di parte, mi piaci troppo per il tuo modo di essere e per quello che abbiamo saputo costruire con le parole.

– Buongiorno Signore, desidera accomodarsi? – il cameriere sopraggiunge lateralmente e interrompe il mio incantesimo. Anche tu ascoltando la sua voce, vieni catturata dall’attenzione e abbassi il menù dei gelati.

Ora abbiamo gli occhi negli occhi.

I tuoi occhi felini e i miei occhi scuri.

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