Muratti

Appena alzata ti avvicinavi alla finestra della cucina per capire che tempo faceva fuori, ti accendevi una Muratti e lasciavi che il fumo uscisse dall’imposta verso il cortile. Io nel frattempo mi versavo del caffé appena fatto, ti osservavo di spalle mentre studiavi l’esterno oltre il sottile velo delle tende; ti sentivi bene… e ti sentivi mia.

Più o meno lo stesso rito avveniva la notte, ma fuori rimaneva tutto in ombra; mentre io dormivo, tu ti alzavi nel cuore delle ore notturne, insonne di un’ansietà traboccante. Solamente dall’esterno, oltre i vetri e la patina di cotone, qualche felino poteva intravedere nel buio la punta della tua sigaretta accesa; eri tu in piedi alla finestra con lo sguardo perso nel buio, a domandarti, quando e come… avresti pagato tutta quella felicità che ti stavo regalando.

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