Coniugazioni verbali

Quello sarebbe stato l’unico modo e l’unico tempo.

Niente imperfetto, che già contiene l’errore nel nome.

Non voleva il vincolo di un condizionale o l’ipotesi di un congiuntivo ormai in disuso.

Aveva vietato trapassato remoto e passato prossimo con le loro commemorazioni e i loro rimpianti, bandito l’ansia di un futuro fatto per costruire e l’uso dispotico dell’imperativo.

–La baciò all’indicativo presente, come se dovesse durare per sempre, e quel bacio le restò dentro per l’eternità. –

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Distacco

Semplicemente la confusi o forse non la compresi.
In realtà inizialmente non mi interessava chi fosse; poteva essere nobildonna, poteva essere semplice, complessa, santa o emancipata, non mi interessava.

Avrei voluto andare in profondità attraverso la sua caratteristica che dimostrava; non potevo negare le sue peculiarità che la distinguevano da chiunque altra.
Qualcosa mi attraeva e qualcosa mi allontanava, fino a che la forza del distacco non si ampliò fino prendere largo ed abbandonare ogni principio di desiderio.

Successe ancora una volta: un transitorio che passa sul corpo finendo per placarsi prima ancora d’essere accolto; a cosa era dovuto?

Mi ero interrogato per ore, per giorni, per qualche mese ed aspettai anche del tempo per una maggiore lucidità al fine di non concedere pregiudizio alcuno.

La risposta era semplice: non sentivo contraccambiare il mio interesse, ma il senso di trascuratezza e di noncuranza che mi restituiva, rubava ogni mia piccola attenzione nel desiderarla, nel cercarla, nel compiacerla… Lei era volubile e persa tra gli sguardi degli altri, cambiava direzione ed un giorno era con me, un giorno era lontana da me.

La risposta era semplice: ogni piccolo segnale che le inviavo non veniva stretto come messaggio, anche di quelli più evidenti e più chiari, sfumavano senza lasciare traccia…

Non pensavo di essere pretenzioso, e tutto sommato non ho mai creduto di esserlo, ma severo sì, severo lo ero e severo lo sono.

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Emozionarsi ancora

Non sono unicamente i sensi materiali a permetterci di capire che siamo in vita;
è l’emozione la vera percezione ‘complice dell’esistenza’, quella meraviglia che nasce da una sciocchezza e ti sdebita con tutto… è quell’impressione del momento, è la consapevolezza di un presente esclusivo, di un attimo, il sentore di ciò che può divenire eternità.

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Va bene così…

Va bene così… ma mi cade una lacrima.
Va bene così… ma fisso il vuoto.

Va bene così… ma penso:
– dove siamo? –

Va bene così… ma ho un po’ paura.
Va bene così… va bene così…

Va bene così… ma vorresti baciarmi.
Va bene così… ma vorresti svestirti.
Va bene così… ma vorresti ancora amarmi.

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…ma va bene così.

la notte

Penso alle volte che spengevo le luci delle stanze e andavo anticipatamente a dormire,
lo facevo per il solo desiderio di chiudere gli occhi e finalmente poter essere libero con la mente,
…nel buio….
essere libero di pensarti, di sognarti, essere libero di scrivere una sceneggiatura del nostro tempo…
…essere libero di amarti.

…e ora chiudo gli occhi…
sento dell’umido tra le palpebre e non mi rimane che vedere solo buio.

 

Tre

Passo la dogana senza particolari controlli. L’auto supera tre uomini in divisa.
Finanzieri credo. Di certo oltreconfine non ci conosce nessuno. È lì che abbiamo deciso di incontrarci.

Qualche giorno prima scopriamo dalla data che si tratta del quattordici. Nessuno di noi aveva fatto caso a questa strana coincidenza.

Nel giorno del nostro appuntamento cadono tre mesi esatti dal nostro primo casuale incontro.

Tre mesi – mi ripeto dentro. Eppure mi sembra come fosse una vita. Strana sensazione del tempo quando senti di vivere intensamente qualcosa.

Tre mesi, penso, intanto che metto la freccia per l’autostrada.

Tre, un numero che ancora di più trattiene in sé il suo senso di perfezione, ma poco di sacralità, forse più legato ironicamente alle cantiche poichè mi fai percorrere le vie brevi tra paradiso, purgatorio e inferno; in senso buono s’intende.

Sei il mio peccato, le mie confessioni e di certo è proprio il paradiso quello che tocco con un dito quando ci avviciniamo.

Spengo la radio.

Tre mesi di tentazioni e di desideri. Di incertezze e di conquiste. Di emozioni forti, come quella strana gelosia che mi prendeva e alla quale non sapevo dare senso, ma era così. Una gelosia che poi si è trasformata nel tempo anche ad un senso di eccitazione per una donna che piace, che provoca, che tutti vorrebbero scopare, possedere, ma che alla fine è solo mia.

Tre mesi di intensità, di sentimento. Perchè non avremmo mai potuto limitarci al solo eros. Il pathos, quello che sentiamo dentro, nell’assoluto rispetto per le emozioni che ogni giorno ci regaliamo. Non ci scontriamo mai, né ci facciamo travolgere dell’emotività e questo ci rasserena, ci rassicura a poter eccedere ogni possibile confine.

Entro nel parcheggio del centro commerciale (ma so che non è così che dovrei chiamarlo).

Tre mesi e due vite.

Lontane, diverse. inizialmente dalle sembianze perfette e successivamente, nel nostro confrontarci, nel nostro scavare, abbiamo fatto emergere quello che ci manca di più raggiungendo qualche lato di naturale imperfezione.

Lo avremmo mai scoperto differentemente? Probabilmente no. Non ne avremmo mai parlato a nessuno, con nessuno. La fiducia creata attraverso un percorso fatto di piccoli passi, messi accuratamente l’uno avanti l’altro è qualcosa di unico e irripetibile.

Sono tre mesi tutti di noi.

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Lo specchio

I sogni hanno forza quando sono realizzabili.

Abbiamo sognato ad occhi aperti, riuscendo così a costruire un perfetto copione del nostro incontro clandestino.

Attraverso i sogni abbiamo conosciuto le nostre voglie, i nostri gusti. Abbiamo compreso gli stati d’animo creando così una situazione che potesse essere la più ideale.

Ho messo minuziosamente in fila tutti i miei intenti, quelli che ti ho dichiarato e quelli che ti ho volutamente lasciato nascosti, non per negarti dei desideri, ma per creare quel mistero intrigante e per vederti abbandonata alle mie volontà.

E così, l’ultimo venerdì, ti ho qui in questo luogo segreto e introvabile, nella penombra di questa stanza intima.

Ti ho fatta inginocchiare ancora, ma questa volta sulla flessibile superfice del letto.
Le gambe sono aperte e distanziate lasciando il giusto varco per posizionarmi sotto la tua parte più intima e sensibile.
Sono serrato tra le tue cosce calde.

L’umido della mia lingua si unisce all’umido della tua eccitazione.
Davanti a te ho posizionato astutamente uno specchio che ci inquadra; ti ho volutamente spinta nella sceneggiatura di questo atto – so che ti imbarazza, ma mi piace spingerti oltre.
I minuti passano tra i movimenti audaci.
Ora non tieni più tutte le emozioni che ti scorrono addosso: l’eccitazione, il piacere dei miei innesti che ti scavano tra le gambe, il tremore dei brividi sulle ginocchia, il pudore di vederti così discinta e l’eccitazione di sentirti così porca.

A tratti abbassi lo sguardo e a tratti ti guardi allo specchio, per comprendere quanto stai bene, quanto sei bella;
…e anche quanto ti voglio e quanto sei mia.

Con te

Con te ho imparato il senso dell’attesa, quell’attesa che incentiva il desiderio, che crea importanza per il percorso e non per l’arrivo.
Ho imparato a rassicurarti, a proteggerti, a sconfiggere tutte le tue paure, a sentirti sicura, a sentire di non dovermi perdere mai.

Ho imparato i vuoti che ho dentro, che hai dentro… e come è facile e sorprendente poterli riempire insieme.

Ho imparato ad immaginare più che vedere, a ricercare dettagli sensuali più che esplicitamente troppo concreti.

Ho imparato a farmi travolgere dalle emozioni, del desiderio, ma allo stesso tempo senza mai dimenticare l’importanza di un sentimento.

Ho imparato che le certezze qualche volta cadono e che quelle situazioni che mai avrei pensato capitassero, possono diventare per chiunque realtà.

Ho imparato a comprendere…
…comprendere cosa significava ‘aspettami’, cosa significava ‘rimaniamo amici’, cosa significava ‘dammi tempo’. Ho imparato a desiderarti, a conoscere tutti i tuoi desideri, ho imparato il ruolo che mi davi, ho imparato a rapirti con le fantasie, ad andare oltre… ….oltre quei confini dove nessuno di noi due era andato mai.

Ho imparato a legarti i polsi e slegarti la mente; non per privarti dei movimenti, ma per sottometterti alle sole mie volontà, in quel mistero inesplorato, di abbandono alle numerose incognite della mia fantasia, verso un’obbligata dipendenza delle mie azioni, che piegano spesso le tue tempre, quando ormai vinta dalle mie scelte, senza più resistenze, mi fai osare tutto.

Abbiamo imparato la fiducia che porta a questo senso di abbandono estremo.

…quante cose ancora impareremo….?

 

Ho legato i tuoi polsi
slegato la tua mente
non per privarti dei gesti
ma per sottometterti
alle volontà sole
in quel mistero inesplorato
di abbandono e custodia
alle numerose incognite della fantasia
verso un’obbligata dipendenza delle azioni
che piegano spesso le tue tempre
quando ormai vinta dalle mie scelte
e senza più resistenze
mi fai osare tutto.